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INFORMATIVA

Demetra Corporate Advisors Ltd informa che il rapporto professionale di corporate advisory con SFA SpA è terminato.

Demetra Corporate Advisors Ltd cessa l’incarico di corporate advisor a partire dall’1 dicembre 2019.

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21 – 25 NOVEMBRE 2018: 1ST MALTA ITALY BUSINESS FORUM

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17/10/2018: OCCASIONE PER LE PMI DI ENTRARE IN EUROPA CON LA BORSA DI MALTA. Leggi l’articolo:

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03/10/2018: BREAKING NEWS! MAURIZIO COHEN, Partner di Demetra Corporate Advisors Ltd., è stato eletto Presidente di STEP Europe

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02/10/2018: COSA C’E’ NEL PRIMO PROVVEDIMENTO ITALIANO IN MATERIA DI ICO?

Con oltre 15 miliardi di dollari raccolti nel mondo, le Initial Coin Offerings (ICO) si sono affermate come una forma innovativa di finanziamento, utilizzata da società (spesso start-up) che intendono realizzare un determinato progetto, caratterizzata dall’uso della tecnologia blockchain. A fronte di un versamento, usualmente in criptovaluta, vengono emessi dei c.d. token, cioè rappresentazioni digitali di valore che possono svolgere varie funzioni:

– i security token sono rappresentativi di diritti economici legati all’andamento dell’iniziativa imprenditoriale (ad esempio, il diritto di partecipare alla distribuzione degli utili) e/o di diritti amministrativi (ad esempio diritti di voto);

– gli utility token sono rappresentativi di diritti diversi, legati alla possibilità di utilizzare il prodotto o il servizio che l’emittente intende realizzare (ad esempio, licenza per l’utilizzo di un software ad esito del processo di sviluppo);

– i payment token sono utilizzati come strumento di pagamento per acquistare beni o servizi all’interno di un’applicazione.

Oltre alla funzione tipica, alcuni token possono essere scambiati sul mercato secondario tramite la piattaforma dell’emittente o su altre piattaforme di scambio, a fronte di corrispettivi anche in valuta virtuale. Come tutte le novità, le ICO determinano numerose problematiche di regolamentazione complicate anche dalla loro dimensione internazionale. In particolare, per cercare di sfuggire dalle stringenti regole del diritto finanziario, spesso si cerca di configurare arbitrariamente ed erroneamente le ICO come offerte di utility token, senza tuttavia la consapevolezza delle conseguenze fiscali dell’iniziativa e senza conoscere gli adempimenti necessari. In Italia sono arrivate le prime interessanti risposte a fare chiarezza sul regime dell’IVA e delle imposte dirette; sorprendentemente, esse hanno definito un quadro che da questo punto di vista è più vantaggioso di accreditate piazze europee, notoriamente molto crypto-friendly. Una società italiana, Innovitas Vitae, intenzionata a porre in essere una ICO per emettere utility token, rappresentativi del diritto a fruire dei suoi servizi per la diagnosi della infertilità inspiegata, ha proposto un interpello ed ottenuto dall’Agenzia delle Entrate una chiarissima posizione sui diversi profili fiscali dell’operazione. 

Il trattamento dell’Iva

Gli utility token presentano caratteristiche molto simili ai voucher, che conferiscono al detentore il diritto a beneficiare di determinati beni e/o servizi. Ai fini IVA si applica proprio la stessa disciplina dei voucher: l’IVA non è dovuta al momento dell’acquisto del token, ma al successivo (ed eventuale) momento del suo utilizzo, ossia all’atto dell’acquisto del bene/servizio che il token incorpora (i.e. consumo finale). La risoluzione del 22 febbraio 2011, n. 21/E già precisava che l’emissione e la circolazione dei voucher non assumono rilevanza IVA, non configurandosi quale anticipazione della cessione/prestazione cui i “buoni” stessi danno diritto. L’acquisto del token, dunque, è una mera movimentazione finanziaria, non rilevante agli effetti dell’IVA, che si renderà esigibile solo al momento in cui i beni saranno ceduti o i servizi prestati con la spendita dei token.

Il trattamento dell’Ires

Lo stesso principio governa anche la tassabilità del reddito: la mera vendita dei token non ha autonoma rilevanza fiscale ai fini IRES. Il reddito prodotto dalla vendita dei token diventerà imponibile ai fini IRES solo al momento in cui verrà effettuata la cessione dei beni o la prestazione dei servizi, o in cui verrà effettuata l’imputazione al conto economico.

Depositi e cambi

La società che abbia raccolto criptovaluta tramite l’ICO dovrà tuttavia utilizzarla per sviluppare il progetto imprenditoriale e, quasi sempre, cambiarla in valuta corrente. In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha riconfermato l’orientamento già emerso in precedenti decisioni, anche a livello comunitario, escludendo che tali operazioni siano imponibili IVA. A fine esercizio la valuta virtuale di proprietà della Società istante dovrà essere valutata in base al cambio in vigore alla data di chiusura dell’esercizio. La giacenza è rilevante ai fini fiscali e dovrà essere valutata con riferimento al criterio del valore normale, cioè quello corrispondente alla quotazione della criptovaluta al termine dell’esercizio. In proposito, si potrebbe fare riferimento alla media delle quotazioni ufficiali proposte sugli exchange in cui avvengono le compravendite di criptovalute. Almeno dal punto di vista fiscale, dunque, l’Italia si presenta sulla scena internazionale come buon punto di partenza per lanciare una ICO avente ad oggetto utility token. Rimangono aperte le questioni regolatorie, che tuttavia per le utility presentano soluzioni possibili ed accessibili.

23/07/2018: BLOCKCHAIN: MALTA ESCE DAGLI SCHEMI

Il 20 luglio Malta ha segnato una nuova pietra miliare con l’elaborazione di un’innovativa serie di leggi mirate alla blockchain. Sono stati adottati tre nuovi atti legislativi, un connubio tra diritto e tecnologia, che riconfermano l’importante ruolo svolto da Malta in questo settore. Il Malta Digital Innovation Authority Act ha istituito una nuova autorità specializzata, responsabile per la certificazione e la supervisione degli accordi tecnologici (comprese le piattaforme DLT) e relativi service providers che volontariamente presentano domanda di registrazione ai sensi della legge sugli accordi tecnologici innovativi e sui servizi. La certificazione si tradurrà in un sigillo di approvazione rilasciato sulla base di una serie di condizioni delineate nello stesso atto.

La nuova legge sui beni finanziari virtuali (“VFAA”) disciplina l’offerta di beni finanziari virtuali, più comunemente noti come “ICO”, attraverso un nuovo regime di licenze che prevede degli obblighi in corso per gli emittenti ICO, o i fornitori di servizi ausiliari a un ICO, qualora l’emissione o il servizio in questione venga fornito da o verso Malta. Il Parlamento maltese è stato anche il primo a introdurre un “test dello strumento finanziario” che sarà utilizzato per determinare se un’attività DLT si qualifica come moneta elettronica, strumento finanziario, attività finanziaria virtuale o token virtuale. La nuova legge porterà la standardizzazione a questo nuovo mercato, riducendo in tal modo l’asimmetria informativa tra investitori ed emittenti ICO.

Malta, il cavallo di battaglia del Mediterraneo nella regolamentazione della blockchain, è stato uno dei pochi paesi, su scala globale, ad avere una lungimiranza giuridica ed economica nel fornire una soluzione normativa, non troppo invadente, ad un mercato delicato che anela alla certificazione di qualità. Le nuove leggi entreranno in vigore alla data stabilita dal ministro competente e saranno pubblicate nella Gazzetta ufficiale del governo.

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13/07/2018: RITENUTA PIU’ LEGGERA SUGLI UTILI DELLE CONTROLLATE COMUNITARIE – Aliquota dell’ 1,2% dal 2017 a prescindere dalla data di maturazione

La ritenuta d’imposta sugli utili corrisposti a società Ue è applicabile nella “nuova” misura dell’1,2% per le distribuzioni operate dal 1° gennaio 2017 a prescindere dalla data di maturazione dell’utile oggetto di distribuzione.
La conclusione è supportata dal dato letterale della legge di Bilancio 2016 (articolo 1, comma 62, legge 208/2015) e da una lettura sistematica della disciplina contenuta nell’articolo 27, comma 3-ter del Dpr 600/73. Tale norma fu introdotta dalla Finanziaria del 2008 al fine di rendere compatibile il regime delle ritenute sui dividendi in uscita con i principi comunitari relativi alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione dei capitali, anche a seguito di alcune sentenze della Corte di giustizia (sentenze 14 dicembre 2006, C-170/05 e 8 novembre 2007, C-379/05,). 
In precedenza, infatti, i dividendi distribuiti a società Ue (non qualificate ai fini della direttiva madre-figlia) scontavano la ritenuta interna (all’epoca 27%) o convenzionale (dal 5% al 15%), con un onere fiscale maggiore rispetto a quello gravante sui dividendi percepiti da soggetti Ires residenti, pari all’1,65% (il 5% del 33%, aliquota Ires in vigore fino al 2007). Dal 1° gennaio 2008, con la riduzione dell’aliquota Ires al 27,5%, il carico fiscale gravante sui dividendi percepiti da soggetti Ires residenti è diventato pari all’1,375% (cioè il 5% del 27,5%).
Per evitare profili di incompatibilità comunitaria, la Finanziaria per il 2008 introdusse quindi il comma 3-ter, che prevedeva l’applicazione di un’aliquota ridotta dell’1,375% ai dividendi distribuiti alle società Ue (e See white list), in modo tale da livellare il carico fiscale con quello gravante sui dividendi distribuiti a soggetti Ires.
La ritenuta ridotta si applicava, per espressa previsione normativa, dal 1° gennaio 2008, ma solo con riferimento agli utili “formati” a partire dall’esercizio successivo al 2007. Gli utili prodotti negli esercizi precedenti continuavano quindi ad essere soggetti alla ritenuta “ordinaria” del 27% o a quella convenzionale.
Con la riduzione dell’aliquota Ires al 24%, la legge di Bilancio 2016 ha previsto la riduzione della ritenuta europea all’1,2% (5% del 24%), in maniera tale da mantenere omogeneo il carico fiscale. In questo caso la norma ha previsto che la nuova misura si applichi dal 1° gennaio 2017, con effetto per i periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2016, senza alcun riferimento al periodo di formazione degli utili. 
In assenza di deroghe, la nuova aliquota si renderà applicabile alle distribuzioni operate dal 1° gennaio 2017, a prescindere dalla stratificazione degli utili distribuiti (salvo quelli ante-2008, che dovrebbero restare soggetti alle regole originarie). Tale soluzione, oltre ad essere coerente con il dato letterale della norma, è l’unica idonea a rendere equivalente il carico fiscale tra società residenti e Ue, se si pensa che i soggetti Ires applicano l’aliquota del 24% sugli utili percepiti dal 2017, a prescindere dall’esercizio di produzione degli stessi in capo alla partecipata.

Articolo di Giacomo Albano e Annalisa Vergati tratto da Il Sole 24 ORE

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09/02/2018: continua il lavoro di Demetra Corporate Advisors Lts. a beneficio delle PMI che vogliono quotarsi su Prospects. Leggi la Newsletter MSE

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AIM Italia, il 23% in mano ai Fondi PIR

Con i circa dieci miliardi di euro che gli italiani hanno investito nei Pir un’enorme quantità di denaro si è riversata sulle piccole e medie imprese del nostro paese quotate a Piazza Affari. La conseguenza più o meno diretta di questo fenomeno è che, a un anno di distanza dal lancio dei primi prodotti utilizzabili nell’ambito dei piani individuali di risparmio creati con la Legge di Bilancio 2017, quelle stesse società che gestiscono simili strumenti sono diventate azioniste di peso dei componenti del paniere “Star”, quello che comprende i titoli ad alti requisiti ormai ben conosciuti anche all’estero, e soprattutto di Aim Italia.
Banca Mediolanum, tanto per fare un esempio citando non a caso chi si è mosso con maggior tempismo e ha raccolto circa 2,4 miliardi di euro in tutto il 2017, è divenuta nel giro di 12 mesi il primo investitore istituzionale del listino dedicato alle piccole imprese con circa 73 milioni (quest’ultimo dato però è aggiornato a fine novembre). Gli altri non sono stati certo a guardare, tanto che nel complesso, secondo le stime di IR Top Consulting, gli investitori Pir compliant detenevano a fine 2017 il 23% del flottante di Aim Italia, ovvero dei titoli effettivamente collocati e scambiabili sul mercato che di recento si è guadagnato la qualifica di Sme Growth Market.
Quasi un’azione su quattro è insomma già immobilizzata nei portafogli Pir: una quota rilevante dunque, che vede appunto Mediolanum in testa (27%), seguita da White Fleet III Globes Italy Equity Star (riconducibile al gruppo Efg, con l’11%), Arca e Azimut (entrambe 6%), Julius Baer, Fidelity, Nextam e Anima (tutte con un peso del 5% ciascuna). Una simile concentrazione potrebbe creare qualche perplessità, soprattutto per un listino che nel passato non ha certo fatto della liquidità il suo punto forte: è vero che, come ha fatto notare Borsa italiana, la media degli scambi giornalieri si è moltiplicata per sei da quando i Pir sono comparsi sulla scena, ma tutto questo fermento deve ancora passare al vaglio di una eventuale fase discendente dei mercati azionari, nella quale cioè gli operatori si affannano a vendere small cap e spesso non trovano sbocco.
Il fatto che si stia formando una nuova platea di investitori legati ai Piani di risparmio porta in ogni caso con sé aspetti almeno in parte tranquillizzanti. «Credo che il loro arrivo rappresenti un fattore molto positivo perché questi soggetti seguono logiche di investimento di lungo periodo riflettendo proprio la natura stessa dei Pir, investono con una finalità strategica e sono selezionatori: non si limitano a replicare l’indice investendo in tutte le aziende ma cercano la qualità, quando questa è riconoscibile», spiega Anna Lambiase, amministratore delegato di IR Top Consulting, che non ritiene quindi necessariamente patologici gli sviluppi degli ultimi mesi. «Occorre poi ricordare – aggiunge Lambiase – che un mercato come Aim Italia sia destinato principalmente a investitori istituzionali, in pratica investire in esso è una sorta di via intermedia tra il private equity e l’equity capital market».
Il fenomeno appena descritto è comunque destinato a crescere, proprio così come si prevede un’espansione della raccolta su questa tipologia di strumenti nei loro primi cinque anni di vita (le stime di Intermonte Sim indicano quasi 68 miliardi di euro fino al 2021). Sempre l’Osservatorio IR Top su Aim Italia si attende che nei prossimi 5 anni ben 3,3 miliardi di euro possano prendere la strada verso il listino delle piccole e micro imprese italiane. Si tratta evidentemente di una cifra enorme, al momento quasi tripla rispetto al flottante disponibile, e inimmaginabile se l’universo investibile (94 società per una capitalizzazione di 5,7 miliardi) dovesse restare quello attuale.
Il 2017, sotto questo aspetto, è stato già un anno di svolta: i Pir hanno di sicuro funzionato da stimolo e il numero degli sbarchi in Borsa è salito a 24. Il bicchiere resta però riempito a metà, perché se si escludono gli ingressi attraverso Spac e le operazioni di business combination e pre-booking, il numero delle Ipo vere e proprie non è aumentato. «I tempi di reazione del mercato, quando si guarda alle Pmi, non sono certo brevi – avverte però Lambiase – perché da una parte occorre creare una cultura favorevole alla quotazione all’interno dell’azienda stessa e dall’altra occorrono almeno 6 mesi per completare l’iter di collocamento in Borsa. Per questi motivi, e anche grazie al credito di imposta sul 50% dei costi di consulenza legati all’Ipo su Aim Italia introdotti dalla Legge di Bilancio 2018 mi aspetto un’accelerazione significativa già da quest’anno». IR Top si immagina una capitalizzazione triplicata per Aim Italia entro il 2020: sarà sufficiente a fronteggiare l’avanzata dei Pir?

Articolo di Maximilian Cellino tratto da Il Sole 24ORE

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BLOCKCHAIN e MALTA: I professionisti e le Istituzioni fanno sistema per confermarsi all’avanguardia in Europa

Degrassi & Partners e Demetra Corporate Advisors Ltd sono tra i primi soci fondatori di “Blockchain Malta Association”

Il governo maltese è stato il primo in Europa ad annunciare l’introduzione della blockchain nei programmi statali (nel catasto e nei registri sanitari nazionali) grazie ad un gruppo di lavoro formato da rappresentanti del governo e rappresentanti dell’industria blockchain.  Con riferimento alle applicazioni nel settore  finanziario, il Primo Ministro Joseph Muscat ha più volte ribadito che la valuta digitale utilizzabile attraverso la blockchain (BitCoin e simili) dovrebbe essere introdotta a livello nazionale e all’interno dell’ Unione Europea, affermando che “le criptovalute non possono essere fermate”

Oggi 7 dicembre all’Intercontinental Hotel di St Julian si tiene un importante convegno su Blockchain e Bitcoin per un confronto tra tutti i soggetti pubblici e privati  che hanno un interesse nella blockchain e nelle criptovalute applicate sia al business che alla  pubblica amministrazione . Tra i delegati e gli speaker ci saranno imprenditori, investitori, consulenti ed esperti informatici che lavorano nell’ambito delle blockchain e delle valute digitali.

L’obiettivo di questo evento è sviluppare la comunità blockchain e stabilire una comunicazione tra i partecipanti.

Gli argomenti principali del convegno saranno la legislazione e il regolamento nel campo blockchain, i quali verranno discussi anche durante una tavola rotonda, moderata da Steve Tendon – esperto di criptovalute -, a cui parteciperanno, tra gli altri, Ian Gauci, Partner di GTG Advocates, Max Ganado, Senior Partner di GANADO Advocates – tutti soci di “Blockchain Malta Association” e Ronald Attard, managing partner di EY Central and South-East Europe.

Durante il convegno verranno affrontati anche temi legati  agli smart contracts, questioni relative alla  proprietà intellettuale, l’economia decentrata e il suo ruolo globale nonché all’industria delle criptovalute a Malta.

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17/10/2017: VERTICE A MALTA DELLA CYBER-PAYMENT COMMUNITY

Fino a non molto tempo fa, la collocazione di Malta nel contesto finanziario ed economico internazionale era più o meno la stessa delle carte nautiche: uno «scoglio nel Mediterraneo». Ma ad appena 8 anni dall’ingresso nell’Eurozona, e soprattutto ora che ha la presidenza di turno dell’Unione Europea, al posto dello «scoglio» è spuntato un «paradiso degli affari». Stabilità finanziaria, fiscalità vantaggiosa (grazie alle generose concessioni della UE) e massicci investimenti nelle telecomunicazioni hanno infatti trasformato il più piccolo dei paesi europei in un promettente hub tecnologico e finanziario «low cost» di livello internazionale, sede ideale per le start up dell’economia digitale e per le finanziarie di investimento a caccia di «nuove Google» da lanciare sul mercato. Ma soprattutto, Malta si mostra ospitale anche per quella importante e controversa generazione di imprese hi-tech: le start up della moneta elettronica. Se la Silicon Valley è la patria del computer, Malta tenta la candidatura a capitale delle criptovalute.

E pochi giorni fa ci è riuscita: in un hotel del centro a La Valletta oltre 200 ricercatori provenienti da ogni parte del mondo hanno messo a confronto progetti e strategie su cui costruire il futuro dei sistemi di pagamento. L’occasione è stata la conferenza «Financial Cryptography and Data Security»: sicurezza dei dati e crittografia per applicazioni finanziarie sono infatti due temi strettamente connessi e soprattutto di rilevanza strategica. Le cyber-war tra stati hanno preso il posto della guerra fredda, lo spionaggio industriale cibernetico è rampante e le criptovalute come bitcoin vengono viste come potenziali minacce alla stabilità finanziaria. Ad FC17 (il nome con cui i partecipanti hanno chiamato la conferenza) era possibile incontrare quelli che hanno vissuto da protagonisti nelle precedenti 20 edizioni l’esplosione di internet, il movimento cyberpunk e lo sviluppo di protocolli ed applicazioni di sicurezza come HTTPS, TLS, Tor. Soprattutto, ci raccontano le figure storiche, hanno visto lo sviluppo del tema dei pagamenti e della moneta libera: i primi tentativi di monete private, ecash di David Chaum, la presentazione di una nascente PayPal, e infine oggi il boom di bitcoin e delle criptovalute. Tra partecipanti e relatori era presente uno straordinario mix di affermati accademici e stelle nascenti. Se la relazione di apertura è stata affidata a Silvio Micali, crittografo italiano del MIT premiato con la medaglia Turing (l’equivalente del Nobel per l’informatica), la giornata di chiusura ha visto un workshop bitcoin, protagonisti i giovani bitcoin core developer Andrew Poelstra, Mark Friedenbach e Pieter Wuille (assieme al padre nobile Adam Back, inventore di quell’HashCash a cui bitcoin si è ispirato). In un’altra sala una platea numerosa ascoltava con attenzione il giovanissimo Vitalik Buterin, inventore di Ethereum, l’ambiziosa criptovaluta che vorrebbe contendere a bitcoin il primato nel settore.

Negli stessi giorni, in un albergo poco lontano, il vicepresidente della BCE Victor Costancio difendeva il ruolo dell’euro come valuta internazionale, mentre il governo maltese invitava a non contrastare i regimi fiscali vantaggiosi per le aziende, strategia che potrebbe danneggiare l’economia europea ed aumentare l’incertezza del quadro regolamentare. Un invito particolarmente rilevante in un momento in cui la Gran Bretagna mette sul tavolo negoziale della Brexit la minaccia di competizione fiscale.

Certamente, inutile negarlo, questi protagonisti erano reciprocamente ignari gli uni degli altri: forse anche per questo è legittima la preoccupazione per l’assenza di un dibattito di alto livello su temi di pressione fiscale, stabilità economica, libertà, privacy e criptovalute.

Fino a non molto tempo fa, la collocazione di Malta nel contesto finanziario ed economico internazionale era più o meno la stessa delle carte nautiche: uno «scoglio nel Mediterraneo». Ma ad appena 8 anni dall’ingresso nell’Eurozona, e soprattutto ora che ha la presidenza di turno dell’Unione Europea, al posto dello «scoglio» è spuntato un «paradiso degli affari»: stabilità finanziaria, fiscalità vantaggiosa (grazie alle generose concessioni della Ue) e massicci investimenti nelle telecomunicazioni hanno infatti trasformato la Repubblica di Malta nel più promettente hub tecnologico e finanziario «low cost» a livello internazionale, sede ideale per le start up dell’economia digitale e per le finanziarie di investimento a caccia di «nuove Google» da lanciare sul mercato. Ma soprattutto, Malta sta diventando il quartier generale della più importante e controversa generazione di imprese hi-tech: le start up della moneta elettronica. Se la Silicon Valley è la patria del computer, Malta ha le carte in regola per diventare capitale delle crypto-valute.

Chi si trovava a Malta la scorsa settimana ne ha avuto la conferma: in un hotel del centro a La Valletta, situato tra l’altro a poca distanza da quello in cui il vicepresidente della Bce Victor Costancio stava difendendo il ruolo dell’euro come valuta internazionale, oltre 200 ricercatori provenienti da ogni parte del mondo hanno messo a confronto progetti e strategie su cui costruire il futuro dei sistemi di pagamento. L’occasione è stata la conferenza «Financial Cryptography and Data Security: sicurezza dei dati e crittografia per applicazioni finanziarie sono infatti due temi strettamente interconnessi e soprattutto di rilevanza strategica. Le cyber-war tra stati hanno preso il posto della guerra fredda, lo spionaggio industriale cibernetico è rampante e le criptovalute come bitcoin vengono viste come potenziali minacce alla stabilità finanziaria. Ad FC17 (il nome con cui i partecipanti hanno chiamato la conferenza) era possibile incontrare quelli che hanno vissuto da protagonisti nelle precedenti 20 edizioni l’esplosione di internet, il movimento cyberpunk e lo sviluppo di protocolli ed applicazioni di sicurezza come HTTPS, TLS, Tor. Soprattutto, ci raccontano le figure storiche, hanno visto lo sviluppo del tema dei pagamenti e della moneta libera: i primi tentativi di monete private, ecash di David Chaum, la presentazione di una nascente PayPal, e infine oggi il boom di bitcoin e delle criptovalute. Tra partecipanti e relatori era presente uno straordinario mix di affermati accademici e stelle nascenti. Se la relazione di apertura è stata affidata a Silvio Micali, crittografo italiano del MIT premiato con la medaglia Turing (l’equivalente del Nobel per l’informatica), la giornata di chiusura ha visto un workshop bitcoin, protagonisti i giovani bitcoin core developer Andrew Poelstra, Mark Friedenbach e Pieter Wuille (assieme al padre nobile Adam Back, inventore di quell’HashCash a cui bitcoin si è ispirato). In contemporanea in un’altra sala una platea numerosa ascoltava con attenzione il giovanissimo Vitalik Buterin, inventore di Ethereum, l’ambiziosa criptovaluta che vorrebbe contendere a bitcoin il primato nel settore.

Tutto questo avveniva negli stessi giorni, nella stessa isola, nel più piccolo tra i paesi dell’Unione Europea. Certamente, inutile negarlo, la maggioranza dei protagonisti erano reciprocamente ignari gli uni degli altri: anche per questo è legittima la preoccupazione per l’assenza di un dibattito di alto livello su temi di pressione fiscale, stabilità economica, libertà, privacy e criptovalute.

In questo periodo alla Presidenza dell’Unione Europea, Malta ha invitato dunque a non contrastare i regimi fiscali vantaggiosi per le aziende, strategia che potrebbe danneggiare l’economia europea ed aumentare l’incertezza del quadro regolamentare. Un invito particolarmente rilevante in un momento in cui la Gran Bretagna mette sul tavolo negoziale della Brexit la minaccia di competizione fiscale.

Articolo tratto da: www.nova.ilsole24ore.com

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6/10/2017 – Malta, un quadro economico sempre più positivo

L’economia maltese prosegue a manifestare una grande solidità nonostante gli shocks globali, le varie turbolenze nell’economia mondiale e la volatilità nel mercato finanziario: negli ultimi anni la crescita è stata sistematica, con una media del 4% annuo che ha posto le premesse utili a raggiungere il livello di crescita attuale, pari cioè al 6,4%. Ciò significa che Malta, ancora una volta, ha ottenuto il record di crescita all’interno dell’UE, sostanzialmente triplicando quella che è la media europea del 2,2%.

L’agenzia di rating internazionale Standard and Poor’s ha confermato il rating A- a lungo termine di Malta (la stessa agenzia aveva aumentato questo rating intorno alla fine dello scorso anno). Nella sua dichiarazione, S&P ha registrato a Malta una “forte performance di crescita unitamente ad un restringimento dei disavanzi pubblici e ad un miglioramento della gestione fiscale”. L’agenzia ha inoltre affermato che Malta continua a godere di una delle espansioni macroeconomiche più forti dell’Unione Europea ed ha rilasciato commenti positivi su come significativi investimenti in energia, assistenza sanitaria ed istruzione negli ultimi tre anni siano stati importanti fattori di crescita, ponendo le basi per un’ulteriore crescita delle esportazioni future.

Il settore dei servizi finanziari di Malta continua a essere il principale pilastro della crescita economica, espandendosi per dimensioni, varietà ed attrattività. La robustezza del settore è sorretta da una solida struttura governativa basata su una attenta vigilanza prudenziale, sulla tutela dei consumatori e su meccanismi di prevenzione al riciclaggio di denaro. La performance del settore rimane positiva producendo nuove significative opportunità di lavoro nell’ambito dell’intermediazione finanziaria diretta e dei relativi segmenti di mercato dei servizi professionali.

L’attrattività di Malta quale domicilio ideale per strutturare veicoli di investimento per soggetti retail ed istituzionali è ulteriormente migliorata anche grazie agli sviluppi in termine di regolamentazione che hanno avuto luogo attraverso l’“Innovation through Regulation Programme”, con l’introduzione dei “Notified Alternative Investment Fund” regolati dalla  direttiva “Alternative Investment Fund Managers”

A conclusione di questo sintetico quadro generale, fondamentale è evidenziare che il “World Economic Forum Competitiveness Report 2016-2017” pone Malta al 16º posto su 140 Paesi per la solidità del sistema bancario.

Fonte: BOVInfolink

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15 settembre 2017 – il secondo appuntamento annuale organizzato da Demetra Corporate Advisors: Educational Clinic su PROSPECTS, ospitato a Valletta da Malta Stock Exchange.

Tra gli speakers: Kenneth Farrugia – Presidente di FinanceMalta e Chief Business Development Office di Bank of Valletta, che ha illustrato il ventaglio di opportunità della giurisdizione maltese  nell’ambito dei servizi finanziari e l’importante crescita che l’industria dei servizi finanziari ha registrato negli ultimi 10 anni, anche grazie all’ingresso sul mercato di operatori finanziari esteri;  Simon Zammit, CEO di Malta Stock Exchange, il quale ha confermato l’implementazione di una serie di misure importanti al fine di attrarre operatori e investitori internazionali (Cina, Turchia, Italia, Spagna, Est Europe e il Medio Oriente) nonché imprese che cercano accesso al capitale e un’alternativa al finanziamento bancario.

Nella mattinata, i lavori dell’Educational sono stati incentrati sul “Decalogo dell’impresa che si vuole quotare su PROSPECTS” – una suite di fattori sostanziali e formali indispensabili per l’ammissione – e ha visto confrontarsi una dozzina di professionisti italiani e maltesi, nonché la testimonianza dei rappresentanti di società già ammesse sul listino.

Nella sessione pomeridiana, il dibattito è proseguito attraverso una tavola rotonda che ha analizzato i vantaggi e le applicazioni di PROSPECTS su alcuni settori e situazioni operative specifiche: passaggio generazionale delle PMI, sviluppo di gestione immobiliare, espansione su mercati internazionali.

Importante e particolarmente apprezzato il  Focus dedicato alle società sportive che hanno in programma la realizzazione di un proprio stadio. Testimonianza di un successo e vantaggi di PROSPECTS.

Prossima tappa: un workshop con la partecipazione di MSE, ospitato dall’Udinese Calcio presso la Club House dell’Udinese Dacia Arena.

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E’ ITALIANA LA PRIMA SOCIETA’ AD ESSERE AMMESSA ALLA PIATTAFORMA PROSPECTS. Guarda il video sotto:

12 MAGGIO 2017: MALTA, LA “SILICON VALLETTA” PER QUOTARE LE PMI CHE SVILUPPANO ED INNOVANO. Leggi l’Invito

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21/04/2017: JOSEPH PORTELLI, PRESIDENTE DI MSE: “IL MIO OBIETTIVO E’ FAR DIVENTARE MALTA L’IRLANDA DELL’ITALIA”Foto ridotta1

Dopo la quotazione su Prospects da parte della società veneta SFA, la Borsa di Malta mira a far quotare altre cinque PMI italiane entro la fine del 2017. Il Presidente di MSE, Joseph Portelli ha affermato che il suo obiettivo: “…è far diventare Malta l’Irlanda dell’Italia” e ha proseguito, parlando con l’Adnkronos: “Il nostro modello sono l’Irlanda e il suo sistema finanziario. Moltissime imprese statunitensi quando vogliono stabilirsi nell’Unione europea puntano sull’Irlanda e vogliamo che l’Italia, allo stesso modo, punti su di noi”.

Grazie al decisivo incontro con Demetra Corporate Advisors, la società veneta SFA, attiva nel settore delle bonifiche ambientali, è diventata la prima società italiana quotata sulla piattaforma Prospects. “Stiamo parlando con diverse società: al momento nella nostra pipeline ci sono altre tre società italiane”, continua Portelli. In Italia “c’è del vero potenziale. Sono convinto che entro la fine dell’anno avremo cinque o sei società quotate da noi ed entro pochi anni alcune decine”.

Le grandi imprese sono fuori gli obiettivi della Borsa di Malta e, nello specifico, le grandi imprese italiane si sentirebbero più a loro agio se dovessero quotarsi a Piazza Affari. Sono invece le piccole aziende, con una capitalizzazione di mercato dai 5 ai 20 milioni di Euro e interessate a raccogliere capitali sul mercato, a essere nel mirino del MSE. Come afferma Fulvio Degrassi – direttore di Demetra Corporate Advisors – “la caratteristica di Prospects di poter accedere alla quotazione senza IPO rappresenta un plus di straordinaria importanza per le PMI sia perché è nel DNA stesso delle PMI la resistenza iniziale all’apertura del capitale a terzi investitori, sia perché ne consente un utilizzo perfetto per il passaggio generazionale, rafforzando contestualmente la struttura organizzativa dell’azienda”.

Aziende piccole e medie da attrarre con tempi rapidi di quotazione e costi contenuti. Ma anche con advisor e standard internazionali. Sui tempi del segmento Prospects – conclude Portelli –  “il nostro obiettivo è di dimostrare alle società che si possono quotare in un minimo di 3-5 giorni. E’ una cosa che stiamo cercando di fare, assumendo che tutta la documentazione necessaria sia disponibile”.

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PIU’ VANTAGGI CON IL CONTO PIR SE SI INVESTE IN IMPRESE INNOVATIVE – leggi l’articolo

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foto demetra 105/04/2017: LA PRIMA SOCIETA’ QUOTATA SULLA PIATTAFORMA PROSPECTS – leggi l’articolo

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13/03/2017: OPPORTUNITA’ DI SUPPORTO FINANZIARIO PER LA CRESCITA: MSE LANCIA PROSPECTS, IL NUOVO MERCATO A MISURA DI PMI

Leggi la locandina Programma convegno

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3/3/2017 – STRUMENTI ALTERNATIVI PER IL RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE E LO SVILUPPO: QUOTARSI IN BORSA E’ FINALMENTE POSSIBILE ANCHE PER LE PMI?

Leggi la locandina  Strumenti rafforzamento patrimoniale

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NEWSLETTER TRIMESTRALE DELLA BORSA DI MALTA – Leggi MSE-Newsletter

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Demetra Corporate Advisors su Finance Malta – leggi l’articolo

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3/1/2017: AIM Italia, mercato PIR compliant
Anna Lambiase, Amministratore Delegato di IR Top ha commentato: “Le novità della Legge di stabilità in tema di incentivi fiscali e PIR (Piani individuali di Risparmio) potrebbero contribuire a sostenere l’interesse degli investitori verso il mercato AIM Italia con effetti positivi su liquidità e nuove IPO. Nel 2016 il mercato AIM Italia ha confermato il suo ruolo centrale nel favorire lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, con una raccolta che ha superato nel 2016 i 200 milioni di Euro per un monte complessivo di oltre 1 miliardo dalla nascita del mercato. Tra i settori più rappresentativi:
– il green con S.M.R.E., società umbra specializzata nello sviluppo di soluzioni altamente tecnologiche nei settori Automation e Green Mobility, approdata su AIM con l’obiettivo di crescita e visibilità;
– il settore industriale, rappresentato dalla multinazionale SITI B&T Group, produttore di impianti per l’industria della ceramica, che ha raccolto 26 milioni di Euro in IPO per proseguire nei progetti di sviluppo a supporto di una ulteriore espansione all’estero;
– il settore del luxury con FOPE, brand vicentino di gioielleria, con ricavi 2015 pari a 21 mln di euro, per la quale la quotazione su AIM Italia rappresenta una tappa fondamentale per concretizzare le grandi potenzialità del mercato e consolidare il brand nei mercati internazionali.
A sostegno della domanda del mercato AIM, è approdata 4AIM, prima SICAF autorizzata da Banca d’Italia focalizzata su investimenti in società quotate e quotande su AIM Italia, che nel primo round di raccolta ha dimostrato l’esistenza di investitori istituzionali che hanno fiducia nelle PMI italiane e intendono cogliere opportunità di investimento.
L’ultima IPO del 2016 è stata GPI, partner tecnologico di riferimento nel mercato della Sanità e del Sociale, approdata al listino il 29 dicembre a seguito della Business Combination con la SPAC CFP1. Auspichiamo nel 2017 un maggiore coinvolgimento del mondo del risparmio gestito con l’apporto di nuovi flussi di capitali per sostenere le PMI che sono l’asset strategico del sistema Italia.”

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L’attuale regime di responsabilità degli amministratori non esecutivi  e dei sindaci nel modello tradizionale tra potere e dovere di informazione. Leggi l’intero documento

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Malta Stock Exchange ha istituito un gruppo di lavoro per lo strumento Blockchain, che sarà formato dal CdA della Borsa, il Presidente e Direttore Generale, e esperti stranieri che assisteranno MSE nella formulazione di una strategia appropriata per approcciare questa nuova tecnologia. Blockchain è un sistema di verifica aperto, di registrazione e conferma delle transazioni in cui ogni transazione viene sorvegliata da una rete di nodi che ne garantiscono la correttezza e consentono l’anonimato, senza il benestare di una cassa di compenzasione. Diverse borse in giro per il mondo stanno studiando le possibili applicazioni, considerato che blockchain permetterà agli investitori e agli intermediari finanziari di regolare le transazioni entro 15 minuti dall’esecuzione dell’0perazione (Scottish Stock Exchange e Australian Stock Exchange stanno implementando blockchain al posto delle loro attuali piattaforme di regolamento delle operazioni). Fonte: MSE news


4Aim Sicaf – La prima SICAF sotto soglia italiana – costituita al fine di favorire un punto di incontro tra investitori professionali e PMI con focus su investimenti nelle imprese quotande o già quotate su AIM Italia ed in altri sistemi multilaterali di negoziazione UE – è stata ammessa alla quotazione su AIM Italia.

Fonte: aimnews.it



Il Consiglio per l’informativa finanziaria (FRC – Financial Reporting Council) ha emesso nel mese di giugno 2015 una revisione del documento di discussione riguardante il miglioramento della qualità del reporting delle PMI quotate su AIM Italia. I rispondenti hanno richiesto al FRC di evitare di imporre ulteriori oneri normativi; hanno stabilito la necessità di continuare l’applicazione delle norme IFRS nel settore; hanno accolto le iniziative di FRC di inviare newsletters annuali per sottolineare i temi di grande rilevanza; hanno incoraggiato l’elaborazione di linee guida per i Comitati di controllo interno e hanno accolto il suggerimento di offrire supporto per i contabili. FRC continuerà a concentrarsi sugli aspetti invocati per migliorare la qualità delle informazioni fornite da parte delle piccole e medie imprese. “Update on Discussion Paper Improving the Quality”

articolo di giugno 2016

 

FRC ha elaborato il nuovo Codice di corporate governance per facilitare la gestione efficace, imprenditoriale e prudente, per consentire il successo a lungo termine dell’impresa. Per ulteriori informazioni, visualizzare “UK Corporate Governance Code – April 2016”

ARTICOLO DAL MESE DI APRILE 2016